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Renato Barisani critica

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RENATO BARISANI
Critica

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ARTISTI

ANTOLOGIA DELLA CRITICA:


'Così facemmo Arte Concreta'

Repubblica — 25 aprile 2007 pagina 1 sezione: NAPOLI

Alcuni giorni fa ho avuto modo di leggere l' articolo di Mario Franco, qui pubblicato il 6 aprile scorso e intitolato "Se l' arte è una magia geometrica", a commento di una recente mostra nella nostra città. Corredato da foto di opere mie e di Guido Tatafiore oltre che da una foto della persona di Ernesto Tatafiore (poi dichiarata inserita per errore). Viene riportato in evidenza sotto quest' ultima immagine un passo dello stesso articolo: «Artisti che si mossero in un ambito locale, ma "fingendo" di essere internazionali».è evidente che questa "sottolineatura" si riferisce al Gruppo Napoletano di Arte Concreta degli anni Cinquanta e di cui fui componente. Sono abituato sin da quei tempi agli innumerevoli tentativi di discredito di quell' esperienza artistica per opera di detrattori partenopei di turno e, recentemente, noto da più parti una rinnovata forzosa volontà, questa sì: locale, di rilettura di quella stessa vicenda artistica. Questa mia non vuole essere una difesa dell' onestà intellettuale dei componenti di quel gruppo, nessuno di questi, me incluso, ne ha bisogno, vuole solo essere una testimonianza di chi ha vissuto quell' esperienza, per offrirla ai lettori di questo quotidiano e nel precisare alcuni di quei momenti dell' attività di chi aveva ben poco da "fingere" mentre era partecipe e artefice (isolati nella propria città) di quel rinnovamento delle arti che caratterizzò il dopoguerra in Italia e da Napoli. Ad esempio conservo ancora una lettera di Ettore Colla, del '51, indirizzatami per la nostra partecipazione alla mostra nella Galleria Origine, come la copia del nº 1 della rivista fondata dallo stesso Colla "Arti Visive" (Luglio-Agosto 1952) ove sono pubblicate le nostre foto e quelle di alcune nostre opere. Nel febbraio del 1951 il gruppo napoletano è presente alla mostra (erroneamente collocata dall' articolo nel 1955) "Arte Astratta e Concreta in Italia" alla Galleria Nazionale d' Arte Moderna di Roma (De Fusco e Tatafiore vennero anche invitati a far parte del comitato organizzatore), due mesi dopo eravamo alla Galleria Bompiani di Milano; nello stesso anno partecipammo (Barisani, Bizanzio, De Fusco, Tatafiore) alla "Esposizione Nazionale d' Arte Astratta e Concreta" nella galleria-libreria "Age d' or" di Roma e alla mostra in Firenze del giornale "Numero" (Barisani, Colucci, De Fusco, Tatafiore, Venditti) insieme ai gruppi di Roma, Milano, Torino, della stessa Firenze e altre città italiane. Sempre nello stesso anno eravamo presenti (Barisani, Bizanzio, De Fusco, Tatafiore, Venditti) all' "Esposizione Internazionale d' Arte Astratta" tenutasi nel Principato di Monaco e a cura dell' Art Club di Roma presieduto da Enrico Prampolini. Nel gennaio 1952 il numero 2 della rivista francese "Art d' Aujourd' hui" dedica due pagine alle opere del Gruppo Napoletano Arte Concreta. Nel 1953, anche con Bizanzio e Giordano, insieme agli altri gruppi italiani del Mac, esponemmo nella galleria Studio B24 di Milano e fummo menzionati nelle pubblicazioni del Mac: nel "Bollettino" prima e in "Documenti d' Arte d' Oggi" poi. Sempre nel '53 io, Tatafiore e Venditti esponemmo quattro sculture e un trittico nella mostra dell' Art Club alla Galleria Nazionale d' Arte Moderna di Roma e intitolata "Arte Astratta italiana e francese", tra le altre opere esposte anche quelle di Arp, Bloc, Delaunay, Magnelli, Poliakoff, Vaserely. In "Documenti d' Arte d' Oggi" del 1954 venne di nuovo pubblicato il gruppo napoletano con lo scritto di De Fusco "Perché arte concreta". Le mostre fin qui citate sono alcune delle varie che in quel periodo hanno riguardato il Gruppo Napoletano Arte Concreta. Nel 1955 io e Bizanzio partecipammo alla associazione tra Mac e i francesi del Groupe Espace. Nel 1957 resto da solo, come napoletano, in Mac/Espace alla mostra nella Galleria Schettini di Milano, concludendo l' esperienza del concretismo napoletano e incamminandomi verso altri lidi espressivi. Dal 1984 al 1999, in Torre Pellice, Verona, Parma, Milano, Roma (due volte), si sono susseguite mostre storiche rievocative del Mac e dell' Arte Concreta italiana e francese, in queste le opere del gruppo napoletano hanno sempre presenziato. --------------- Il maestro Renato Barisani conosce la stima che ho per lui, per il mio antico maestro e amico Guido Tatafiore, per il mio ex direttore Carmine Di Ruggiero. Mi dispiace molto dell' equivoco in cui è caduto, credo per colpa di una lettura non attenta. Se rilegge il mio articolo vedrà che dopo aver fatto gli elogi di una mostra che «ha il merito di proporre ai più giovani una interessante pagina dell' arte a Napoli», dico che gli artisti si mossero in una città che non voleva accettare il nuovo, legata a una «tradizione figurativa e folclorica stantia e cartolinesca, quanto si vuole, ma vissuta come sentimento del luogo, valore di tradizione, unica cultura», rifacendomi a Lea Vergine: «La mancanza di consenso, prima di essere rimprovero, è incomprensione». Incomprensione che più volte lo stesso Barisani ha denunciato, ricordando la definizione che Paolo Ricci coniò per loro: «astrattisti alla pizzaiola». Ecco perché questi artisti si mossero «fingendo, generosamente, un' appartenenza all' universo internazionale dell' arte che la città non riconosceva». Nessuna volontà, quindi, da parte mia, di ridimensionarli, anzi! (m. f.)-
RENATO BARISANI



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