Medi' Arti Visive - Arte contemporanea, Galleria d'arte, Vendita Online, Vendita Quadri, Dipinti, Serigrafie, Acquerelli, Oli su tela, Sculture,Acrilici, Litografie, Incisioni, Acquarelli, Tempere, Monografie, Shopping, di grandi maestri in esclusiva


Vai ai contenuti

Menu principale:


Ciro de Falco biografia

Gli Artisti > Ciro De Falco

CIRO DE FALCO
Biografia

Medì, la tua Casa...la tua Arte ...

ARTISTI

Nato a Napoli, città dove vive e lavora, Ciro de Falco si è diplomato all'Accademia delle Belle Arti e ha insegnato Pittura presso il liceo artistico di Napoli. Negli inquieti e delicati anni settanta Ciro de Falco sceglie l'arduo iter dell'impegno sociale, convinto che l'arte debba offrirsi alle esigenze della collettività e possa contribuire al risanamento dell'emarginazione culturale, sociale e politica.
Nel 1975, possedendo già alle spalle una discreta esperienza di militanza in gruppi d’avanguardia, nonché di partecipazione ad episodi indubbiamente precorritori della stagione del “Sociale” vera e propria, Ciro de Falco fonda l’Open Laboratory, “un’aggregazione di operatori di diverse discipline che compiono operazioni di ricerca-verifica continua sul territorio”. Per Enrico Crispolti il “repertorio problematico” messo in campo dalla creatura di de Falco procede “da situazioni strettamente linguistiche, in senso morfologico e operativo (la rivalutazione delle ‘tecniche povere’), a implicazioni di ordine tematico (come il lavoro di rovesciamento di portati del ‘mito’ popolare e religioso).”Tra le più rappresentative della vocazione artigianale dell’Open Laboratory è l’Azione di stimolo urbano di Campania Propostauno, condotta nella primavera del 1976 alla Galleria Vanvitelli del Vomero, evento che fa registrare un’ingente adesione partecipativa da parte della gente comune. Emblematica dello spirito libertario dell’etichetta rimane invece l’azione relativa all’Icaro dell’estate del 1976. Lo spettacolare volo che de Falco fa compiere pubblicamente al suo Icaro, silhouette a metà strada tra donna ed uccello derivante dalla sua precedente attività pittorica, costituisce infatti un’evidente metafora emancipatoria. La connotazione immanentista dell’umanismo di de Falco trova però la sua più compiuta espressione nella Processione laica, (o Processione del cigno), svoltasi a Sant’Antimo nell’estate del 1977, ove le forme rituali della tradizione religiosa sono poste al servizio di un’esaltazione tutta profana delle facoltà umane.Nel giugno dell’anno seguente (1978) ha luogo Un tempio per Cavriago, vera e propria indagine antropologica sulla struttura del rito. Ad essa partecipano, tra gli altri, Gerardo Di Fiore ed Enrico Viggiano, che da quel momento affiancheranno de Falco in tutti gli interventi successivi dell’Open Laboratory. Ancora nel 1978 de Falco, Di Fiore e Viggiano danno vita al “Laboratorio Tre” che l’anno seguente (1979) si rende protagonista a Martina Franca di due interventi che riflettono sulla storia, la società e la cultura dell’Italia meridionale: Simbiosi ed Obelisco. Differenti sono le istanze affrontate dal gruppo a Gubbio con l’azione Il lupo cerca Francesco (1979), ove il lupo diviene metafora di tutto ciò che è corruzione, vizio, immoralità, contrapposto alla purezza e alla rettitudine di Francesco. I santi uccideranno i Papi (1980), presentata al Centro internazionale di Brera a Milano, si colloca sulla linea del discorso intrapreso l’anno precedente.L’aprirsi del nuovo decennio, comunque, segna anche per de Falco, come per molti altri, la fine dell’esperienza del “Sociale” ed il ritorno alla produzione individuale di “oggetti”. Così l’artista, a distanza di vent’anni, motiva tale ripiegamento: “Ritornare alla pittura, nel senso di ritornare a dipingere e a creare nel chiuso del laboratorio, ha significato ‘arrendersi’ alle esigenze oggettive e pragmatiche di vita. In poche parole, arrendersi anche alle esigenze di mercato e di sopravvivenza. (…) Dar vita alle manifestazioni-opere come ‘Processione laica’, comportava sostenere delle spese che non venivano ammortizzate dall’eventuale introito di una vendita. Né tanto meno si poteva contare sull’interessamento dei fantomatici ‘cultori’ della cosa pubblica. Allo stesso tempo il ‘ritorno alla pittura’ è stato un atto di ‘egoismo’ da parte dell’artista: il voler riaffermare la proprietà ideologica delle proprie creazioni”.



Torna ai contenuti | Torna al menu